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una lettera dal passato recensione


RECENSIONE di “UNA LETTERA DAL PASSATO”
Che cosa accadrebbe se fosse ritrovata una lettera di Socrate? Questo è il motore dell’azione nel libro “una lettera dal passato”, un motore che pur rimane silenzioso e qualche volta, seppur fa capolino tra le righe, non parla se non con esili ammiccamenti. La vicenda si svolge in una piccola città di provincia –indefinita, anonima- la cui tranquillità è sconvolta dall’assassinio di Johnny Quimenon, un vecchio archeologo che vive in cima alla collina in una casa di sua proprietà con la sorella Ida. Le indagini sono affidate a due giovani poliziotti, Alan e Frank: uno addestrato all’uso della mente, versatile, perspicace, l’altro forte, impavido, buongustaio. Insieme formano, però, una accoppiata vincente: eppure questo libro non sarebbe possibile immaginarlo senza la presenza forte e determinante delle rispettive ragazze: Liz e Mena. In realtà l’investigatore in questo libro è costituito dall’insieme, a volte conflittuale, esplosivo, dei ragazzi: a parte, invece, la figura dell’ispettore capo, McCallaghan. Se da un lato veste i panni del ‘sempliciotto’ -secondo il clichè degli ultimi anni- pur ricopre il difficile compito di essere il ‘lettore ideale’, di essere cioè il pretesto delle disquisizioni e delle chiarificazioni di Alan, e, nello stesso tempo, di essere una guida tacita che indica la strada ai protagonisti. E il nemico? A differenza dei thriller, dei gialli e dei polizieschi, il nemico è amorfo, non avendo una parte attiva se non all’inizio dell’avventura e pur sempre rimanendo poi ai margini, anche quando, a indagini concluse, si ricostruisce il quadro dell’avvenimento: sempre parziali le motivazioni, sottili, sfuggenti. E questo perché uno dei moventi dell’assassinio è racchiuso nella gelosia del sapere: c’è chi si è arrogato il diritto di essere il solo custode di una conoscenza particolare, unica. Movente, quindi, che non può trovare una chiarificazione certa, chiara, perché c’è sempre una parte incompleta, un non-detto che deve rimanere, in qualche modo come garanzia della finzione. Ed è sui generis anche questa dicotomia: Johnny inventa una serie di trappole per coloro che potrebbero violare il reperto di cui vuole essere l’unico custode; gli assassini invece sono esponenti di una setta e per questo seguaci di una forma di sapere particolare, e se da una parte agisce violentemente –perché vuole aver ragione di tutto, ferma com’è nella convinzione di possedere la Verità- dall’altro scende sullo stesso piano della vittima, autoproclamandosi cioè come custode della Verità.
Ed è invece proprio nell’attività socratica di indagine di Alan, -portata avanti con il dialogo aperto, incentrata su ricerche e deduzioni, che è da individuare l’esatto opposto di questo atteggiamento esoterico del sapere: un sapere in costruzione è, socraticamente, un sapere chiaro, un sapere ‘che-viene-.alla-luce’.
Jhonny è ossessionato, ha predisposto tutto nei minimi dettagli, ha costruito false piste: e se da un lato cerca nella contemplazione dell’oggetto protetto la chiave per raggiungere una conoscenza più completa, dall’altro non esita ad abbandonarsi ai culti del mistero, a quei culti oracolari e dionisiaci della Grecia antica. Ed è quest’ombra a rendere ‘dark’ la scena, a giustificare i tanti colpi di scena della narrazione. Non ultimo, il duello finale. E la ricostruzione del manoscritto nonché la lettura del reperto socratico: particolare è l’atteggiamento di Socrate di fronte alla morte, tremendamente umano nel suo tentennare, nel suo chiedersi eppure nel suo indicare, come un testamento, le linee maestre e non dette della sua esistenza. E forse non affatto irreali.
Domenico Palumbo
Tracce diverse edizioni 12.00 euro

"La lettura è la musica della mente; è il canto di un'anima che sa di essere viva".
Con queste parole il dott. Domenico Palumbo ha concluso il suo intervento per la prima presentazione del romanzo "Una lettera dal passato", edito da Traccediverse Edizioni, euro 12,00.
Ma noi, incontentabili, abbiamo voluto sapere di più, sul suo conto, sulla genesi del libro, e sulle difficoltà di pubblicare per un esordiente.
- Allora, dottore, è soddisfatto?
- Molto, mi creda.
- Perchè la gente si è interessata al suo libro?
- Beh, questo dovreste chiederlo a loro. Forse solo per semplice curiosità.
- Curiosità di cosa?
- Di un libro piccolino che, camuffato da mistery, vuole portarci indietro nel tempo, vuole portarci fino a Socrate.
- Ci spieghi meglio.
- Oggi i libri che vendono di più sono i polizieschi, sia sul mercato nazionale che estero: non è un caso, per esempio, che Camilleri, col suo Montalbano, sia l'autore italiano più letto e amato. La gente ha bisogno di fiducia che paradossalmente acquista seguendo le gesta del personaggio-eroe che si cimenta in indagini complicate -e quindi giudicate irrisolvibili- senza abbandonare mai la sua umanità: il lettore si sente vicino a lui, si fida di lui, e con lui vive la storia. D'altro canto si sente sicura perchè in ogni momento può scegliere di lasciare l'attenzione, può permettersi di distrarsi, di ascoltare semplicemente: sì, il lettore sa che nulla lo vincola, sa che quando vuole ha la possibilità di poter ritornare indietro nella lettura, di riprendere il filo in un secondo momento, perchè tutto procede seguendo una logica, tutto è concatenato; questa è una peculiarità che non appartiene al romanzo d'eccezione, che chiede, invece, continuamente l'attenzione e la partecipazione del lettore. In questo genere rientra anche il thriller che si può fondare su basi assolutamente realistiche, -vedi i romanzi di Connelly- oppure su interpretazioni di un particolare periodo storico - vedi il Codice da Vinci: in questo caso si parla di mistey.
- E "Una lettera dal passato" parla di Socrate.
- Parla di una storia ambientata ai giorni nostri, di un assassinio, che però è legato ad una vicenda di 24 secoli fa; di solito quando si parla di Socrate, si puntualizza che v'è incertezza sull'interpretazione della sua filosofia perchè mancano fonti di prima mano, mancano scritti di Socrate. Platone, il suo allievo, che ci ha lasciato nelle sue opere il ritratto più conosciuto del maestro, ci parla di questo rifiuto del maestro per la lettera scritta, adducendo come giustificazione a tal comportamento la considerazione che la lettera scritta non è più viva: la scrittura tace. Ebbene, l'immagine del filosofo che ci consegna Platone è di un uomo che si interroga, di un uomo che sta in mezzo ad altri uomini, che beve con loro, che apprezza la bellezza, che prende parte attiva alla vita della polis. Un uomo che è stato accusato, che si difende davanti alla città, che ha un così profondo rispetto per l'istituzione che l'ha condannato da rifiutare la fuga; un uomo che prima di morire rimane in cella per 30 giorni. Beh, immaginatevi Socrate in quei giorni: forse sarebbe un grave errore pensare che abbia scritto una lettera al suo amico Platone che, d'altronde, nel Fedone, dice di non essere stato presente alla dipartita del maestro?
- Una lettera d'addio allora?
- In un certo senso; ma è riduttivo definirla in questa maniera, come è dispendioso elencare tutti i punti che suggerisce.
- Ci parli del personaggio principale: prima ha menzionato Montalbano. Si è ispirato a Camilleri?
- No, anzi. Ho voluto fare di testa mia, per questo aspetto. Di solito nei gialli l'investigatore-protagonista ha sempre una spalla, un fidato collaboratore, e questo accade più per una ragione tecnica che per un reale stratagemma dello scrittore. Questi, infatti, ha bisogno di inserire, tra i silenzi del protagonista e le sue arringhe conclusive, un personaggio che sia obiettivo, e che impersonifichi il ruolo del 'lettore ideale'; provate a leggere Conan Doyle e vi renderete conto che le domande di Watson non sono per nulla banali, come non sono banali le puntualizzazioni di Hastings o di Archie Goodwin; semmai appaiono del tutto spropositate le prime affermazioni e le prime deduzioni di Holmes, di Poirot o di Nero Wolfe.
Io, invece, ho voluto fare del gruppo il personaggio principale del libro; c'è Alan, che senza dubbio spicca sugli altri per la capacità di mettere insieme il puzzle, ma il carattere pragmatico di Frank, la finezza di Mena e la sensibilità di Liz, sono supporti essenziali e svolgono un ruolo del tutto principale. Prendono parte alle indagini e questo, se anche può apparire irreale, risponde ad una mia precisa volontà: rispecchiare nella struttura la concezione di Socrate sull'arte del dialogo quale fonte per giungere alla conoscenza, alla Verità. Voglio aggiungere anche un'altra cosa: di solito la figura dell'ispettore della polizia è ritratta in modo bonario, quasi fosse un sempliciotto; io l'ho visto invece come fosse un padre e proprio per questo ho voluto far emergere alcuni aspetti della sua vita, altrimenti taciuti. Non per ultimo ho voluto rivoluzionare la figura dell'assassino; leggendo il libro, seguendo lo svolgimento della trama, il lettore conoscerà l'assassino, che, però, rimane stranamente una figura dai contorni non delineati, rimane sconosciuto. L'ho fatto di proposito.
- Perchè?
- Perchè il vero antagonista che sta dietro tutta la vicenda, è proprio quella gelosia del sapere che vuole custodire gelosamente la Verità; è quell'ombra che per un attimo sfiora il pensiero del sapiente, quando trova la verità: perchè devo comunicare agli altri la Verità?
- Non c'è che dire...adesso capiamo la curiosità dei presenti. Però noi vogliamo sapere di più: cosa l'ha spinta a scrivere?
- Non saprei dirlo: non so se sia un bisogno, una liberazione, una strada che devo seguire...so che sono sempre stato attratto nei vortici della fantasia, ho sempre trovato affascinante e appagante viaggiare con la mente, immaginare, e raccontare storie.
- Lei è un esordiente: ha trovato difficoltà a pubblicare il suo libro? Ci spieghi qual'è stato l'iter che ha seguito.
- Un esordiente ha non poche difficoltà; e questo non dipende solo dalle case editrici, dipende soprattutto dalle aspettative che lo scrittore si pone. C'è gente che vuole la notorietà, vuole i soldi, vuole un compenso elevato. C'è gente che si dispera per un lavoro rifiutato, che crede che il vero problema sia quello di farsi pubblicare e non pensa invece che lo scoglio non è scrivere un libro, è venderlo. Prendete il caso di Melissa P. Il suo diario-libro ha sbancato; e questo perchè tratta di una materia che stuzzica i giovani, si presta ad essere la risposta alle domande che i lettori ricercano, asseconda il desiderio di entrare a spiare la vita degli altri. Un cocktail del genere è esplosivo dal punto di vista pubblicitario. Pensate allo scandalo del 'Codice da Vinci': proprio in virtù del polverone mediatico, il libro ha stuzzicato l'interesse di mezzo mondo. D'altro canto bisogna anche precisare che non è detto che un libro diventi subito un best-seller: pensate a "Tre metri sopra il cielo" che prima di diventare popolarissimo tra i giovanissimi, è circolato sottobanco, solo tramite passaparola. Bisogna impegnarsi seriamente nella promozione. Non a caso Bruno Vespa, pur essendo conosciutissimo, segue il suo libro in tutte le fasi, e non disdegna i dibattiti e le presentazioni. Io ho avuto la fortuna di trovare una casa editrice che ha deciso di pubblicare il manoscritto; tuttavia ho dovuto acconsentire ai tagli inevitabili a causa delle spese di pubblicazione.
- E' sempre inevitabile un compromesso?
- E' una scelta individuale, e per questo non esiste la strada da seguire; è necessario invece, che dall'altra parte ci sia un editore serio, chiaro ed efficiente.
- Cosa si sente di dire ai suoi lettori?
- Li ringrazio di cuore; e soprattutto devo ringraziare chi ha creduto in me sempre: per loro non ci sono parole.

18 commenti:

raf ha detto...

Ho letto il libro...lo trovo fantastico!
Peccato solo per i tagli eccessivi...comunque complimenti!

luca ha detto...

Ehi! Finalmente il tuo libro in edicola!
In bocca al lupo!
Lo divorerò...te lo prometto!!!!

giorgio ha detto...

Ma se ci fanno un film mi terrai presente?
Voglio essere Frank!!!
Quando andiamo a festeggiare la pubblicazione?

fra79 ha detto...

Questo è il blog del the doctor?
Bene...Volevo dirti che sei un gran.......!!!!
In bocca al lupo per la pubblicazione!
A presto
e finiscila di far la corte alle raga del gruppo!!!

fede ha detto...

Guarda...per essere sicura che leggerai il mio commento ho deciso di postarlo anche nella tua intervista, nel tuo sito personale e nella buca delle lettere...così dovrai per forza avermi di fronte!
e ti bacerò...quindi stai attento!

trilly ha detto...

Ma la lettera di Socrate l'hai inventata? No, perchè devo dirti che davvero è realistica...io ho studiato filosofia, e sono stata colpita dal tono della narrazione...sembrava tutto vero!
Complimenti...cmq se vuoi visita pure il mio sito :P

Anonimo ha detto...

Caro Domenico,

Complimenti a te e grazie di essere passato dal mio blog, o meglio Blogmanzo, visto che si tratta di un romanzo a puntate...spero che tu abbia avuto un po' di tempo per leggermi online e che il racconto sia riuscito ad appassionarti. Spero anche io un giorno di portare la mia storia in libreria, trasformandola in un libro di carta! Torna a trovarmi!
Storico (http://iotiracconto.leonardo.it)

Anonimo ha detto...

interessante recensione! l´hai letto il socrate di durrenmatt?? la tua intenzione di immaginare la sua reale personalitá me l´ha semplicemente fatto venire in mente..
franzVSfranz

Anonimo ha detto...

ti segnalo questa strana "rivista" dove autori e lettori si incontreranno

Anonimo ha detto...

http://www.mediterraneoforpeace.it/?p=328
la trovi qui!!!

MyWay ha detto...

Grazie della segnalazione...anche qui tutti voi siete benvenuti!
Buon lavoro!

chiara ha detto...

Ho trovato una difficoltà: per me è stato difficile decidere con quale personaggio identificarmi. Ho la sensazione che sia stata una scelta, che il lettore non si identifichi con Liz o Mena, Sammy o Frank e neanche con Alan il protagonista con più spessore. ho l'impressione che il punto di vista del lettore sia un po’ discosto e indifferente, come se fosse lo sguardo di quel Socrate ripetutamente presente nella scena ma beffardamente assente fino alla fine.
Comunque i miei complimenti, anche se si notano i tagli...

Ornella ha detto...

Mi piace il ritratto che hai fatto di Socrate...è come se lo avessi conosciuto di persona.
Bravo!

marika ha detto...

Mi aspettavo molto di più da questo libro. Peccato che la trama è banale e non è in grado di trasmettere nessun tipo di emozione. I personaggi sono assurdi e solo qualche volta sembrano vivi. Devo salvare solo la lettera di Socrate, che davvero è un capolavoro.
Al prossimo libro!

stella ha detto...

suvvia ma si può leggere! perchè si tratta sempre di un libro, quindi degno di ogni rispetto. Volete mettere la lettera di Socrate con le stupidaggini sui Vangeli apocrifi? La figura di Socrate è straordinaria in tutti i suoi aspetti! E bravo Palumbo, che non sembra affatto un esordiente! cmq ripeto è la mia opinione che può piacere o non piacere, ma io la penso così.

mary ha detto...

Per quanto riguarda le rivelazioni storiche, volete mettere quelle della figura di Socrate di questo libro con il Codice da Vinci? Ma dai, se Dan Brown molte delle tesi le ha copiate da altri libri e autori, Palumbo ricostruisce la figura da Socrate già di per sè problematica. E non credo affatto che sia fantasiosa.

Lily ha detto...

La tematica è senza dubbio interessante. Nessuno, penso, sa qual'è la verità su Socrate, non credo che possano essere tutte "fantasie" create da un visionario. L'unica pecca di questo libero, secondo me, è la semplicità della scrittura ma che viene abbondantemente compensata dalla trama sempre avvincente. Un libro sicuramente da leggere, un libro che consiglio a tutti quanti.

gigi73 ha detto...

Volevo dirti che mi ha colpito il tono della narrazione...a chi ti sei ispirato?
comunque è una bella storia